RAI: le nomine spaccano il PD, il punto secondo il Corriere

Con 6 voti favorevoli e 3 contrari (quelli dei consiglieri Freccero, Diaconale e Mazzuca) sono quindi nuovi direttori Ida Colucci al Tg2 (al posto di Marcello Masi), Luca Mazzà al Tg3 (al posto di Bianca Berlinguer), Andrea Montanari a Radio 1 Giornale radio (al posto di Flavio Mucciante), Nicoletta Manzione a Rai Parlamento (al posto di Gianni Scipione Rossi).

Nuovi programmi per Bianca Berlinguer con la Factory di Santoro

Per i direttori di Tg2 e Tg3, Masi e Berlinguer, sono stati trovati nuovi spazi di approfondimento. All’ex direttrice del Tg3 sarà affidato uno spazio pomeridiano di approfondimento su Rai Tre, alle 18.30, dal lunedì al venerdì ideato con Michele Santoro e la sua Factory (ma il giornalista non comparirà in video), e dal prossimo febbraio una doppia seconda serata settimanale. Con l’ex direttore del Tg2, Marcello Masi, i vertici di viale Mazzini avrebbero deciso per un suo inserimento nella squadra del direttore per l’offerta informativa, Carlo Verdelli.

Clima difficile in commissione di Vigilanza

La direzione generale della TV publica, in accordo col presidente Monica Maggioni, è andata avanti nel suo progetto nonostante il difficile clima registrato nella notte tra mercoledì e giovedì in commissione di Vigilanza e nonostante le critiche politiche registrate in Forza Italia (in particolare Maurizio Gasparri), nella Lega e nella stessa sinistra del Pd. La stessa opposizione in Consiglio (Freccero proviene dalla sinistra ed è apprezzato dal Movimento 5 Stelle, Diaconale e Mazzucca sono legati al centrodestra) svela un clima trasversalmente complesso. Ora inizia la procedura formale che si concluderà con l’inserimento dei nuovi direttori.

Gotor e Fornaro si dimettono: «Nomine non trasparenti»

E in seguito all’annuncio delle nuove nomine di direttore Rai e dei dissapori in commissione di Vigilanza, i senatori della minoranza Pd Miguel Gotor e Federico Fornaro si dimettono, dissociandosi «da uno stile e un costume politico che non ci appartiene». E spiegano come le nomine Rai siano state fatte «in modo non trasparente penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico». Lo strappo, spiegano, avviene in seguito ad una decisione «assunta in assenza di un nuovo progetto sull’informazione dell’azienda come emerso nella riunione della Commissione di Vigilanza e che risponde – dicono – unicamente a logiche di occupazione governativa del servizio pubblico, in forme per molti versi inedite e in contrasto con il principio costituzionale del pluralismo culturale e politico».

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