Federica Pellegrini è spesso presa in considerazione quando c’è da scegliere il più grande personaggio del mondo dello sport nella storia d’Italia, non a torto visto che è ad oggi la donna che detiene il record più prestigioso del nuoto mondiale, quello del record sui 200 stile libero in vasca lunga.

Però da oggi, dopo il suo flop olimpico (quarto posto, fuori dal podio nella sua specialità e nella sua lunghezza preferita), qualche nube in più sulla portata storica del suo immenso talento comincia ad affacciarsi. Vi proponiamo un interessante articolo di OAsport (QUI IL LINK ALLA PAGINA CHE VI CONSIGLIAMO DI VISITARE) che invita a riflettere come il muro dell’1’55” sia di fatto sempre stato insormontabile per la Pellegrini da quando è finita l’era dei costumi in poliuretano.

E’ andata così: quarto posto in 1’55”18 con il bronzo a 1’54”92. E’ andata malissimo: delusione per una medaglia che, cronometro alla mano, continua a sembrare più che alla portata. Del resto lo ha dichiarato a caldo Federica Pellegrini stessa: “Podio fattibilissimo“. E allora cosa può essere successo alla fuoriclasse azzurra nella finale dei 200 stile libero a Rio 2016?

E’ successo che, probabilmente, la sua vera dimensione in tessuto è l’1’55”. Quel muro, quello per scendere a 1’54”, negli ultimi mesi ha rappresentato più un’ossessione che un sogno, per parafrasare José Mourinho, probabilmente perché punzecchiata nell’orgoglio vedendo i super tempi di Katie Ledecky e Sarah Sjoestroem. Quel muro l’ha anche frantumato, volando a 1’54”55 al Trofeo Settecolli di fine giugno, ma ora ciò che resta di quella (inutile) prestazione è solo l’eccezione, non la regola.

Perché la regola senza costumoni (in poliuretano, quasi un altro sport, è ancora suo il record del mondo in 1’52”98), infatti, dice: oro ai Mondiali di Shanghai 2011 in 1’55”58, argento ai Mondiali di Barcellona 2013 in 1’55”14, argento ai Mondiali di Kazan 2015 in 1’55”32, oro agli Europei di Budapest 2010 in1’55”45, oro agli Europei di Debrecen 2012 in 1’56”76, oro agli Europei di Berlino 2014 in 1’56”01, oro agli Europei di Londra 2016 in 1’55”93. E anche agli ultimi Assoluti di Riccione, nel tentativo di spaccare il mondo, si era fermata a 1’55”30.

Ecco: il palmarès non di discute, anzi. Ma la dimensione cronometrica, da stanotte ce n’è la conferma, non vale la medaglia olimpica. Questione di numeri, prima di tutto. 

 

HDnews24.com invita a non dimenticare che la vita di un’atleta che punta così tanto sul fisico come una nuotatrice i momenti sono fondamentali. Se solo Phelps nella storia è riuscito a vincere una medaglia a 12 anni di distanza evidentemente il peso dell’età in questo campo è fondamentale. Per questo è un po’ ingiusto fare una colpa alla Pellegrini se nei suoi anni migliori i costumi permettevano di togliere qualche secondo ai tempi, vista la normale decadenza fisica di ogni essere umano è ampiamente pronosticabile che la nostra Federica sarebbe riuscita a centrare prestazioni straordinarie anche senza quelle tanto criticate tecnologie, magari qualche decimo più alte, magari meno imbattibili dell’attuale record che appartiene proprio alla Pellegrini. Ma sarebbe pur sempre stata la magnifica atleta che abbiamo imparato ad apprezzare. 

 

 

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